Fina da bambini siamo dei maestri nel negare l'evidenza. Iniziamo entro i due anni a entrare in una sorta di ottundimento per allontanare la consapevolezza della morte, negandola e considerandoci in fondo esseri privilegiati che mai dovranno passare a miglior vita. La tendenza a negare l'evidenza ci accompagna per tutta la vita, sotto varie sfumature, dalle più dannose - per noi e spesso per gli altri - alle più funzionali per il nostro benessere psicologico.
Entriamo in stati di negazione in determinate occasioni: dallo "smetto quando voglio" pronunciato da tabagisti o alcolisti, al "non era violenza perché lei era consenziente", dal "non sono quel tipo di persona" al "non è come sembra". Ogni volta accediamo a una "pseudo-stupidità", cercando di negare l'evidenza ma dovendo fare i conti, nel nostro intimo, con tracce di verità inconfutabili. Vediamo insieme i pro e i contro della negazione e dell'autoinganno.
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Quando ho deciso di fare una puntata sugli effetti del condividere il recente passato affettivo con un nuovo partner, mi è balenato subito nella mente l’incipit potentissimo di un romanzo…
Nella storia di Peter Pan, la co-protagonista è Wendy, sorella maggiore della famiglia Darling che a soli 10 anni deve prendersi cura dei fratelli più piccoli e viene chiamata “madre”…